venerdì 15 giugno 2018

West Papua Caves


La grotta più lunga di West Papua, nonché sesta per lunghezza dell'intera Indonesia. Una meravigliosa river cave che ha in serbo ancora molte sorprese...





...con tracce di questi tipo, il trucco c'è sicuramente!

martedì 10 aprile 2018

La comparsa dei primi uomini secondo il clan degli Arne del villaggio di Arne.

Un uomo si chiamava Chtrumpras. Un giorno arrivò a un fiume con il suo ragazzo. Il bambino stava salendo su un albero mentre il padre aveva poggiato le sue trappole per i pesce sul terreno, e si era recato a prendere l'erba per costruire le esche. Il Dema dell'acqua Amos, uscì dal fiume e si mutò in forma umana. Indossava il frutto di una liana al collo, mentre nel naso portava infilata una conchiglia bianca. Amos andò alla trappola, vide il bambino e chiese: "Chi sei? Dov'è tuo padre?". "Sta andando a prendere erba" Rispose il ragazzo. "Entro cinque giorni voi dovrete fare una festa di Sepiach Sif!" Disse Amos. Quando il padre tornò, il bambino gli disse della persona nera che era emersa dall'acqua con un frutto come una collana e con un anello di conchiglia infilato nel naso e che ora era tornato sott'acqua. Il padre catturò molti pesci, che furono portati presso la casa di Sif e li affumicati. Cinque giorni dopo, la festa ebbe luogo, e Amos, emerse nuovamente dall'acqua e si unì al gruppo della gente in festa. Entrò quindi nella casa dove sedevano gli anziani, bevendo vino di palma. Il bambino sbirciò dalla porta e lanciò un grido: "Eccolo è qui di nuovo!" Amos furibondo scagliò via il frutto che si frantumò al suolo. Subito l'acqua cominciò a sgorgare e uscire da esso, e in poco tempo affogò tutti gli abitanti. Tutto si fece scuro e tenebroso. Una donna Kak, un cuscus, aveva dato alla luce recentemente un bambino in una casa Krà, presso la cima della montagna Tafajat. Lei sentì il rumore dell'acqua che saliva, quindi prese il suo bambino e si arrampicò su un piedistallo per seccare il cibo. L'acqua aumentò ed entrò nella casa fino a che ricoprì il piedistallo di legno che cadde nell'acqua e fu preso da Amos nel suo occhio. Allora Amos si girò per uscire e tutta l'acqua affondò scomparendo dalla casa. Tra tutte la gente, lei sola con il suo bambino ed un cane si salvò. Ma non aveva nessun luogo dove andare finché non fosse giunta la luce e l'acqua si fosse ritirata nel profondo. Il cane allora entrò nell'oscurità di un albero cavo, e annusò la sua strada lungo un sentiero nel sottosuolo, fino a quando giunse in un vecchio campo bruciato, ora abbandonato. La sera il cane tornò da dove era entrato e la donna vide che la cenere e il carbone del campo bruciato si erano appiccicati al suo pelo. Si chiese se forse lo stesso avesse vagato in una terra non più paludosa. Quando cominciò a fare giorno, la donna prese una lunga corda e la legò intorno a una delle gambe del cane. Lasciò quindi che il cane andasse avanti, nuovamente attraverso il foro, e lo segui nell'oscurità, finché tutti arrivarono nel campo bruciato. I tre allora rimasero, li fino a quando il bambino crebbe e divenne adulto. Nel mondo non c'erano altre persone, cosi lui fece l'amore con sua madre. Essa diede alla luce cinque bambine e cinque bambini, che si sposarono tra loro. La donna divise alla nascita i bambini, e gli diede i nomi che erano stati dati ai vecchi gruppi che erano esistiti nella casa delle cerimonie. Alla loro nascita l'uccello Krok, posato su un albero di Casuarine, disse: "Krok, Peùf, Krok Charumprés" La donna sentì cosa aveva detto, e al primo bambino che usci, fu dato il nome Charumprés e andò a Sekior. Poi Pefù che ando ad Arné, Quindi Periét, che si reco a Sit, luogo dei Semunia. Peùf si sposò, generando un figlio Chejasé, che sposò Sapan Murafer e partorì due figli, Chasiàn e Arnéji. Chasiàn sposò Oio Karea, partorendo i figli Majuoch, N'Take-Unerui e le figlie Sefano. Chaja e Sasej. I figli di Arneji furono Wara, Jochomes e Tioch, la cui moglie Chofo proveniva da Tchopa. Chasiàfan ebbe due mogli. La seconda, Chabu Tchopa, partorì un figlio, Kamsafo, che sposò Chara Sekerit. Chara partorì il figlio Unerit Serar, Chojsemana, Waref e la figlia Manat Mares. 


Mito raccolto da J. E. Elmberg, 1968



 


Il piano del mondo di sopra e quello del mondo di sotto si fondono e s'intrecciano nelle storie e nelle mitologie dei Mej Prat e dei Mej Mare. Fare speleologia, esplorare e percorrere grotte in Nuova Guinea, nel plateau di Ajamaru e nel Mare, vuol dire intrecciare luoghi e genealogie, grotte e clan, demoni delle acque e Kak. Le grotte in questi luoghi non sono solo vuoti tra la roccia, bensì sede di forze potenti, rosse come il sangue e la generazione. Il mondo di sotto è capace di inghiottire enormi fiumi come il Kali Auk, ma è anche collegato al mondo degli uomini attraverso il cavo degli alberi o le loro radici. Nel mondo di sotto il sole viaggia ogni giorno, lasciando il mondo di sopra nelle tenebre della sua eclissi. Dal mondo di sotto, guidate da Amos, provengono le acque che sorgono e irrompono improvvise distruggendo a volte il mondo degli uomini. Le grotte sono il luogo dove si avviano i fantasmi dei defunti, ma anche il centro da cui sono usciti gli antenati dell'umanità che si sono sparsi nelle quattro direzioni, restando allo stesso tempo tra loro collegati proprio attraverso l'infinito reticolo del sottosuolo.   

sabato 7 aprile 2018

mercoledì 21 febbraio 2018

Under the Mountain Wall...


Cercare grotte nella valle di Baliem è un esperienza di confine. La grande valle sospesa tra le montagne delle Highland è un luogo dove si confrontano tempi e realtà molteplici. Nei suoi campi, tra le sue foreste e le falesie, aleggiano immagini, suoni e fantasmi. Capita cosi di trovarsi a cercare risorgenze la dove una volta i Dani Dugum fronteggiavano i loro rivali con nuvole di frecce e colpi di lancia. Capita di perdersi in quelli che furono campi di battaglia e dove le pietre erano usate per affilare le asce...






Una torre di avvistamento Dugum in una fotografia del 1961 da 'Gardens of War'. La guerra rituale era praticata fino agli '60 dai singoli villaggi Dani. Nel 1961 la spedizione Etnografica Pebody realizzo un film proprio su questi combattimenti, nell'area a nord est dell'attuale città di Wamena. Negli stessi anni vennero realizzati anche diversi libri, tra cui 'Under the Mountain Wall' di Peter Matthiesen, con riferimento proprio al grande arco di pareti calcaree che sovrasta gli insediamenti Dani e il campo di battaglia 




Il grande arco di pareti. rappresenta però anche la parte finale del grande affioramento calcareo posto a nord della valle. Una bastionata che risale dai 1600 metri del fondovalle, fino ai quasi 4000, prima di precipitare nei bassopiani del grande fiume Mamberano. Lungo il grande muro calcareo, vengono a giorno almeno quattro grandi risorgenze: ognuna con una portata che va dai 2 ai 20 metri cubi al secondo. Ogni grotta rappresenta il luogo di fondazione e di origine di un diverso clan e attraverso le sue acque sono venuti alla luce uomini, animali e forze vitali. 







...ma capita anche di scoprire che il fiume che stai risalendo è Wusa, sacro e segreto; proprio perché da una grotta proviene: Aikhe-Anelak. Il paesaggio nella valle di Baliem è pieno di fantasmi che si aggirano tra rocce e caverne. Antenati morti su questi campi di battaglia; fantasmi di animali senza forma, spiriti degli elementi. Da quando i primi uomini fuoriuscirono da Huwan, le profondità della terra, ogni grotta, ogni apertura, ogni fessura è diventata sacra, sede di forze potenti. 



Il fiume Aikhe




La sorgente del fiume Aikhe, dalla sua acqua gelida uscirono i primi Dugum. 






Huwam - Anelak, la grande grotta di Pugina, anch'essa Wusa, sacra perché luogo di origine di tutti gli animali e dei primi Dani che da essa fuoriuscirono. Nel tempo della creazione per ultimi uscirono gli uomini bianchi che attardandosi nel sottosuolo divennero pallidi e smunti. Le acque di Huwam si dice provengano da luoghi lontani, fiumi e laghi sospesi nella foresta nebbiosa. Sorgenti stesse della vita.







Valle di Sekam, sulle tracce della grotta di Kutiulerek, origine del fiume Yumugi.









Decidere di cercare grotte nella valle del Baliem e oltre fino a Yali-Mo le terre a est, vuol dire decidere di fare un viaggio attraverso molti mondi. Attraversare confini, tra passato e presente, tra visibile e invisibile, dal caldo della valle al gelo della montagne. Alla ricerca della prima sorgente.

lunedì 19 febbraio 2018

Deepest Papua Project



Tra bozze di report e articoli i vuoti del fiume Aouk si stanno materializzando sotto forma di immagini e racconti; una storia che ancora attende il suo finale e che quindi ci vedrà tornare tra meno di un anno sulle nostre tracce. Ma per una storia di cui forse intravediamo la conclusione, altre se ne stanno aprendo. Così, dopo esserci domandati come viaggia e si comporta un gigantesco fiume sotterraneo e cosa ci si debba inventare per riuscire a cavalcarlo, adesso ci stiamo iniziando a domandare cosa succede se un fiume quasi altrettanto grande decide di inabissarsi a grandi profondità. Le montagne della Nuova Guinea raggiungono quasi 5000 metri di quota, con zone carsiche che superano i 4000, motivo questo che ha spinto la comunità speleologica mondiale a cercare fin dagli anni '70 proprio in quest'isola continente il primo -1000 dell'emisfero australe e perché no, anche la grotta più profonda del pianeta. La storia ha poi mostrato che le cose non sono mai semplici e le incredibili profondità delle grotte in Abkhazia rendono veramente difficile trovare luoghi al mondo con potenziali che superino i 2 chilometri di dislivello, però... se è vero che i posti sul pianeta dove poter cercare una cosa del genere sono pochi, è indubbio che la Nuova Guinea è uno di questi. Non è infatti difficile che nelle sue sconfinate catene montuose si possa nascondere una tale singolarità. Se è vero che Muruk, il primo -1000 australe è stato esplorato poco più di venti anni fa nella Nuova Britannia, sull'intera isola della Nuova Guinea (Indonesia e PNG) la grotta più profonda resta ancora il sistema di Mamo Kananda in PNG, con poco più di 500 metri di profondità. Realizzato dalle grandi spedizioni speleologiche degli anni '70, è grandioso nel suo sviluppo di oltre 50 chilometri, ma la sua profondità è veramente poca cosa rispetto al potenziale. Volendo fare speleologia tropicale, tra il dire e il fare c'è sempre in mezzo tanta acqua e tanta foresta e non sarà semplice, ma i presupposti per qualcosa di nuovo e di grandi ci sono tutti. Forse i tempi potrebbero essere maturi per andare a vedere cosa combinano tanti metri cubi d'acqua quando veramente decidono di scavarsi un abisso! 







Forse la prima carta quasi topografica della Valle di Baliem, realizzata dagli Olandesi nel settembre del 1956. La città di Wamena è ancora da venire, però le posizioni delle piste Airstrip ci sono già...con tanto di lunghezza e larghezza in metri, perché da queste parti l'importante quando atterri è essere preciso, molto preciso se non vuoi finire contro un albero o una parete. Si distinguono bene anche due dei fenomeni carsici attualmente più famosi della zona, anche se ancora in buona parte inesplorati: Il traforo del Baliem contraddistinto da un vistoso "Underground" e il corso sotterraneo del fiume Warok, reso celebre dall'articolo del 1945 sul National Geographic firmato dal colonnello americano Elsemore. Altra chicca storico geografica il lago di Archbold, ovvero lo specchio d'acqua dove riuscì per la prima volta ad atterrare con il suo idrovolante l'omonimo esploratore che nel 1938 scopri la grande valle di Baliem. Prima delle piccole piste in erba quel lago e poi quello di Habbena più a sud, furono gli unici posti dove poter atterrare e ripartire da questa valle perduta. Non a caso gli americani durante la seconda guerra mondiale, quando passavano sopra questi luoghi, l'avevano soprannominata 'Shangri Là'. Molte cose sono cambiate da allora, ma non proprio tutte...










Immagine satellitare della 'Fortezza' la grandiosa struttura tabulare che svetta a quasi 4000 metri nella zona di Baliem. Inesplorata negli anni '50 del secolo scorso, ancora adesso sembra essere veramente poco conosciuta, tanto da non avere nessun nome ufficiale sulle carte. In questa zona, tra enormi campi solcati, plateau e grandi torrenti che scompaiono, potrebbero nascondersi i sistemi carsici più profondi della Nuova Guinea. Durante la survey realizzata nel corso della spedizione Papua 2017 abbiamo iniziato a cercare di capire la zona. I primi risultati sul campo nonché lo studio di immagini e carte sono molto promettenti e ci fanno immaginare grotte con un potenziale di almeno 1200-1500 metri di profondità e grandi sviluppi. Quello che sta prendendo corpo è quindi un nuovo capitolo, un progetto di esplorazione Speleo-Geografico ad ampio raggio su questa parte di West Papua. 

lunedì 12 febbraio 2018

Unconventional Speleo...Great Underground Packrafting in Aouk!

Aouf Tunnel - High Aouk System

Via con la corrente in poppa...



...scivolando sulle acque fino allo Yarim







Aouk Underground River_Amos's Gallery
Mai fare arrabbiare il demone delle acque...







...in particolare quando percorri la rotta verso la tirolese del capitano Achab veleggiando tra Scilla e Cariddi


giovedì 8 febbraio 2018

Papua 2017: storie di gamberi e di fiumi


Le grotte possono comportarsi in modo molto strano. A volte sembrano nascondersi, negarsi agli esploratori, quasi a lasciarsi dimenticare dal mondo. In altri momenti sembrano chiamarti, portandoti sulle loro tracce e intrecciando la loro storia con la tua. Le grotte della Nuova Guinea anche se lontane, non fanno eccezione; anzi forse perché più grandi, quando decidono di chiamarti, lo fanno con una voce a cui non puoi resistere. Durante i mesi in cui abbiamo messo a punto il programma della spedizione in West Papua, avevamo chiaramente deciso, dopo le esplorazioni sul fiume Aouk-Kladuk, di dedicare in ogni caso una parte del tempo a disposizione, ad una breve survey nella regione di Wamena-Baliem, nelle highland centrali. Un modo per provare ad ingravidare il futuro. Una zona questa distante oltre mille chilometri e un paio di aerei dalla penisola della Vogelkop. Una zona per noi nuova, ma relativamente facile dal punto di vista logistico, l'unica realmente oggetto di precedenti spedizioni speleologiche, quindi in apparenza un posto già visto. Eppure dallo studio dei report delle precedenti spedizioni, svoltesi tutte tra la fine degli anni '80 e la fine dei '90, molte cose non tornavano. Forse per colpa della cronica mancanza di cartografie, delle difficoltà logistiche e burocratiche nonché della vastità del territorio, l'impressione fu che le differenti spedizioni non riuscissero a focalizzare una zona su cui approfondire le ricerche. Che fosse mancata l'occasione per farsi un quadro d'insieme e un idea di cosa e dove cercare, anche partendo dai risultati delle spedizioni precedenti. Leggendo i report, nella valle del Baliem sono molti i posti e le grotte esplorate e ri-esplorate più volte da diverse spedizioni, quasi che il genius loci di quelle terre si facesse beffa di ogni tentativo di descrivere e identificare coordinate e luoghi con certezza. Le spedizioni inglesi erano iniziate con la chiara intenzione di cercare aree carsiche ad altissima quota, oltre i 4000 metri, con il l'intento di realizzare il primo meno mille dell'emisfero Australe e magari anche molto di più visto il potenziale teorico. Poi le cose si erano complicate. Obbiettivi e possibilità sempre più incerti, il primo meno mille era comparso in Nuova Britannia e per dare il colpo di grazia sul finire del millennio, la situazione politica e sociale in Indonesia e West Papua si era fatta talmente incerta da sconsigliare ulteriori spedizioni. Questo almeno fino ad oggi. Che si tratti di fortuna o di congiunture, poco importa, entrambe sono utili. Quando scopriamo che Robert, un amico australiano che ha partecipato proprio alle ultime spedizioni inglesi oltre vent'anni fa, sarà a Wamena nei nostri stessi giorni, la cosa ci sembra un segno del destino. Lui non è li per grotte, ma quando cominciamo a parlare di cose fatte e cose ancora da fare, l'entusiasmo dell'esploratore si accende e non ci mettiamo molto a decidere di fare le cose insieme. Mettendo insieme immagini satellitari, vecchi ricordi ed esplorazioni non finite, i luoghi e gli obbiettivi prendono forma. 



Alcuni dei grandi sotani in quota sopra il sistema del fiume Yumugi


I grandi pozzi e gli inghiottitoi che in Italia avevamo individuato in alta quota dalle immagini satellitari si legano alle risorgenze e ai fiumi sotterranei in parte esplorati da loro un quarto di secolo fa. Prende forma una zona totalmente non battuta e che potrebbe proprio avere quel potenziale verticale tanto cercato. Il panorama si schiarisce e capiamo che la cosa forse più importante fatta dalla precedenti spedizioni, è anche la meno conosciuta, anzi praticamente ignota. La Gua Kutiulerek o sistema del fiume Yumugi, grande risorgenza esplorata per sei chilometri dalla spedizione del 1996 organizzata da Andy Eavis, è rimasta infatti per ventidue anni avvolta nelle nebbie: ha cercato in ogni modo di farsi dimenticare. Le dimensioni non sono quelle a cui ci ha abituato il fiume Aouk. Forse meno di un metro cubo di acqua, e gallerie quasi mai oltre i venti metri di diametro, ma i chilometri non mancano. Mentre percorriamo il fiume riccamente concrezionato, la galleria sembra non finire mai, chilometro su chilometro, prima di arrivare nelle zone nuove, lasciate inesplorate. 



Galleria nella Gua Kutiulerek_sistema del fiume Yumugi



L'acqua non è pericolosa, qui per affogare bisogna impegnarsi, ma al contrario per l'ipotermia non è poi cosi complicato. Siamo a oltre 1700 metri di quota, e anche se siamo all'equatore si sente. L'acqua è fredda come ci eravamo scordati potesse essere. Quindici gradi, e la nostra muta da surf quando cominci a passarci venti ore a mollo non è proprio l'ideale. Ma si sa che l'esplorazione scalda i cuori o almeno cosi ti racconti quando hai i piedi a mollo, e cosi prima di uscire mettiamo in tasca altri due chilometri di nuove gallerie: portando la grotta a superare gli otto, cosa che oltre a farne la più lunga in West Papua, ne fa anche una delle più importanti dell'intera Indonesia. Il fiume Yumugi sembra però avere intenzione di fare le cose in grande, di diventare famoso, e se un fiume sotterraneo si mette in testa una cosa, un modo per ottenerla prima o poi lo trova. A noi cosi instilla in testa l'idea che ci sia molto altro da esplorare, e che sotani e inghiottitoi lontani oltre dieci chilometri siano tutti amici suoi. La temperatura ci parla di distanze verticali e di acqua che potrebbe essere entrata oltre un chilometro più in alto. Esattamente dove i satelliti ci mostrano punti neri e valli cieche. E i gamberi cosa c'entrano? 




Cherax Acherontis, primo gambero ipogeo descritto nell'emisfero meridionale


Come dicevo se un fiume decide di farsi conosce, lo fa seriamente, e cosi ci mostra anche alcuni dei suoi abitanti, ovvero dei giganteschi gamberi bianchi, che nuotano inquietanti e tranquilli nell'acqua fredda. Intendiamoci, non gamberetti di qualche centimetro, ma gamberi grandi come aragoste. Non pensiamo neanche di portarceli via: da una parte non possiamo per mancanza di accordi con le istituzioni indonesiane, ma anche volendo non sapremmo neanche come trasportarli tanto sono grandi! La bibliografia biospeleologica però l'abbiamo letta, i transect biologici in West Papua sono veramente pochi, gamberetti non sono mai stati segnalati e meno che mai gamberi. Mentre osserviamo la bestia e le sue chele, il dubbio che sia qualcosa di importante è più che un pensiero. Un pensiero che tormenta me e Paolo una volta tornati in Italia e ci spinge ad approfondire ancora di più lo stato della gamberologia ipogea. Quando una grotta chiama, decide lei quanta gente chiamare e che storie intrecciare. Cosi nello stupore più assoluto scopriamo un articolo uscito pochi giorni fa, esattamente nei giorni del nostro soggiorno Papuano a firma di tre biologici Cechi. La grotta Kutiulerek, che non esiste in nessuna bibliografia speleologica è stato meta di un loro campionamento non più di qualche mese fa e hanno appena pubblicato i risultati. Sono specializzati in crostacei e gamberi, non sono biospeleologi, e neanche speleologi, hanno un progetto sulla variabilità genetica dei gamberi in Nuova Guinea e per i casi del destino sono finiti a raccogliere campioni nelle parti iniziali di Kutiulerek. 


La barra a destra sono 2 cm, l'esemplare con le chele misura quindi quasi 20cm. Descritto per la prima volta pochi mesi fa dai biologi Patoka JBláha MKouba A.



Non posso non pensare che sia stato il fiume Yumugi a chiamare anche loro. Beh aveva sicuramente un buon motivo per scegliere di chiamarli, visto che cosi è nato il Cherax Acherontis, ovvero il primo gambero ipogeo dell'intero emisfero australe. Un qualcosa di mai visto e assolutamente rarissimo. A questo punto la grotta sembra aver raggiunto il suo scopo. Ha instillato nelle nostre menti l'idea di tornare, e infatti cosi faremo a breve, ha intrecciato storie e persone con cui abbiamo già preso contatto e con cui speriamo di vivere nuove storie insieme. In ogni caso, almeno a me è ormai chiaro che idee, progetti, storie e avventure, hanno origini misteriose e insondabili.

p.s.
Mai farsi nemico un fiume sotterraneo, è una brutta bestia, dal carattere mutevole e permaloso, quindi ci guarderemo bene dal tradire l'Aouk per lo Yumugi, d'altro canto i rapporti monogami non riguardano i corsi d'acqua, nessuno di loro ci chiede di scegliere, quindi non ci resta altro che dedicarci con il giusto tempo ad entrambe. Tanto il visto per l'Indonesia dura due mesi.


Hanno partecipato alla spedizione Papua 2017: Ivan Vicenzi (Gruppo Speleologico Sacile), Thomas Pasquini (Gruppo Speleologico Piemontese); Katia Zampatti (Gruppo Speleologico Brescia), Andrea Benassi (Società Speleologica Saknussem); Riccardo Pozzo (Gruppo Speleologico Biellese); Tommaso Biondi, Marc Faverjon e Paolo Turrini.