sabato 27 maggio 2017

martedì 23 maggio 2017

Cento anni fa... lungo le sponde del Kèlagoe


Forse nessuno saprà mai cosa abbia pensato il tenente A.G Ilgen quando vide il fiume scomparire sottoterra. Era un mese che lo stava seguendo nella foresta. Erano partite due pattuglie dall'insediamento di Fak Fak e giunti in nave sulla costa di Sorong si erano separati: il gruppo del capitano Kohl doveva esplorare la terra dei Karon verso est, lui con i suoi quattro uomini doveva arrivare fino alla costa sud. Era il mese di luglio del 1911, non esattamente il mese migliore per attraversare le foreste della Vogelkop, la grande penisola settentrionale della Nuova Guinea. Da quando era cambiato il primo ministro in Olanda, anche qui dall'altra parte del mondo le cose erano cambiate. Il nuovo corso politico pretendeva che si scoprissero più cose possibili sul questa parte delle colonie. Una campagna d'esplorazioni serrata: quattro responsabili militari si erano divisi la metà olandese dell'enorme isola, le esplorazioni si susseguivano senza sosta, campagna su campagna, report su report: obbiettivo cacciare draghi e leoni e realizzare la prima carta geografica dell'interno della Nuova Guinea. Svelare un mistero che durava ormai da quasi quattro secoli. Eppure davanti a quel fiume enorme che scompariva sottoterra, il tenente Ilgen non poté nulla. Forse pur dopo tanti mesi nella foresta, lo stupore prese ancora una volta il sopravvento, forse per questo senti la necessità di provare a fissare su una lastra fotografica quel luogo. Il luogo dove il Kelogoei scompare. Passarono altri otto anni prima che le campagne esplorative militari riuscissero a produrre la carta tanto desiderata. Nel 1919, per la prima volta l'interno della Vogelkop si riempiva di nomi, fiumi, montagne e villaggi. Nella leggenda, tra le sigle ed i simboli, compare anche O.L. Iniziali olandesi per Onderardesche Loop, corso sotterraneo, ad indicare un fiume che si fa grotta. Accanto al Kelokoei, quella piccola sigla ricorda lo stupore di un gruppo di uomini persi nella foresta. Sono passati cento anni, e quello stupore pur immersi tra carte e foto satellitari, è ancora vivo e potente. Talmente potente da averci catturato. Ci piace pensare che il tenente Ilgen abbia intuito di trovarsi davanti a qualcosa di grandioso e realmente unico. Oggi noi sappiamo che quel piccolo O.L. racchiude il più mostruoso fiume sotterraneo del pianeta, quasi duecento metri cubi al secondo che ruggiscono sotto un cielo di pietra. A cento anni da quella prima carta e da quella meraviglia, proveremo anche noi ad incontrare ed esplorare questa creatura magica e potente.


...prossimamente queste e altre storie.... 

Spedizione Papua 2017

L'immagine può contenere: albero, spazio all'aperto e natura


Il grande fiume Kelagoei ritratto nel luogo dove s'immerge e scompare sotto la roccia. Foto del tenente Ilgen, 1911

Nessun testo alternativo automatico disponibile.


Particolare della grande carta topografica scala 1:1.000.000 della Nuova Guinea. Fu il risultato di 7 anni di campagne esplorative da parte dei militari olandesi. Fu pubblicata nel 1919. A sinistra O.L. segna il punto del grande traforo inesplorato.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

Le immagini satellitari ci mostrano oggi il punto di uscita del fiume Kelagoei che risorge reggendo di acqua bianca tra ingressi e tiankeng. Il fiume ha una portata media di circa 150-200 metri cubi al secondo che ne fa il più grande esistente al mondo.

lunedì 6 febbraio 2017

Caves of Papua...




Tre delle più profonde cavità dell'Indonesia sono in Papua. 
Queste esplorate negli anni '90 da speleo francese si trovano nelle
Lina Mountain, settore orientale della Vogelkop.


Parte del fiume Baliem nei pressi dell'inghiottitoio.
Nella stessa zona resta inesplorato anche il sistema del
fiume Ilu a Ilugwa.

Un momento delle difficili esplorazioni
della Thunder cave.

Il grande traforo della Valle di Baliem. Vagamente conosciuto dal secondo
dopoguerra. Citato in un articolo del National Geogrphic del 1945 88(6) a firma Elsmore
"Warok river (tributary of Baliem) goes underground and emerge 1 mile away,
Citato come The Hole in the wall dagli esploratori degli anni '60
La sua esplorazione speleologica è stata tentata nel 1992 da una squadra inglese.
La Thunder Cave è oggi la più lunga cavità attualmente esplorata in Papua,
ma il fiume Baliem ed il suo traforo conservano intatto il loro mistero!

Rilievo della Thunder cave sul fiume Baliem. Il corso attivo
del fiume non è mai stato raggiunto.



Bisogna raggiungere le sperdute Star Mountain
nel settore più orientale di Papua, per trovare
una grotta estremamente promettente...





Il Sibil Buk I, esplorato da una spedizione Olandese, è la seconda grotta di Papua
per sviluppo, ma anche la terza dell'intera indonesia per profondità. A differenza
di altre questa cavità come Verstrappen insegna, sembra promettere ben altre misure e profondità...
Purtroppo la sua esplorazione è resa molto difficile tanto dai problemi logistici quanto dal
rischio costante di Bandijr o piene di fiume, che proprio nel 1992 hanno posto
improvvisamente fine ad una esplorazione che sembrava continuare senza problemi...

La parte indonesiana della Nuova Guinea, oggi chiamata Papua, contiene aree carsiche enormi, sicuramente tra le più belle del pianeta e con potenziali che fanno sognare. Eppure per una serie di congiunture e difficoltà, resta una delle meno studiate in assoluto e nonostante diverse spedizioni conserva ancora gelosamente i suoi segreti. Allo stato attuale le grotte esplorate in Papua sono incredibilmente poche rispetto alla incredibile estensione dei suoi carsi. Ad oggi Papua contiene tre delle quattro grotte più profonde esplorate nella nazione indonesiana: Lomes Besar e Lomes Longmot nella penisola settentrionale della Vogelkop e SibilBuk I nelle remote Star Mountains appena a ridosso del suo confine orientale, profonde ma non certo abbastanza per una regione dove il carsismo raggiunge i 4000 metri di quota.  Anche come sviluppo la cavità più lunga esplorata ad oggi resta la Thunder Cave o Tingina nella valle del Baliem, con appena 2.6 km di sviluppo. (Informazioni non confermate parlano di una grotta di 3.3 km la Gua Nomonkendik nella penisola di Fak Fak). 
Esplorare grotte in Papua per tante ragioni non è facile, ma proprio il mistero, la bellezza e l'incredibile potenzialità di questi luoghi rende la sfida quanto mai affascinante e degna di essere tentata!


Una delle molte carte sulle aree carsiche indonesiane presenti nel lavoro di Balazs (1969). Parte occidentale della penisola di Doberai (Kepala Burung) oggi provincia di Papua Barat. Preciso e dettagliato, questo lavoro si pone come uno dei primi e più importanti quadri sinottici del carsismo nell'arcipelago. Ormai a quasi cinquantanni dalla sua uscita, molte di queste zone segnalate restano ancora poco e per nulla esplorate. 



martedì 17 gennaio 2017

Hatu Saka karst area






Gli abitanti del villaggio di Saleman la conoscono dalla notte dei tempi, anzi c'è chi dice che gli antenati dei primi uomini ne siano usciti per popolare il mondo. Dalla cima della montagna di Hatu Saka si vede il mare; i cacciatori Huaulu si tramandavano i segreti delle piste tra la montagna di pietra quando quel mare era solcato dalle navi pirata e ancora prima quando da lontano arrivarono i primi portoghesi cinque secoli fa. Tutti conoscevano quel foro enorme nella montagna, il luogo dove si precipitava tra nebbia e tra fragore il fiume Niatolun. Casa di spiriti e fantasmi, abisso a cui non avvicinarsi troppo, perché come tutti gli abissi a guardarci dentro ti strega. Sicuramente però non potevamo immaginare che quella grotta sarebbe diventata la più profonda dell'intera nazione indonesiana. D'altro canto quando loro sostavano accanto ad un fuoco sulla montagna, l'Indonesia ancora non esisteva e le foreste di Seram erano il centro del mondo. Forse negli anni in molti avranno pensato di scendere in quel pozzo senza fondo per vedere ciò che non si poteva vedere, di sicuro nel 1969 qualcuno non ci dormì la notte. Thalip racconta che fu su padre re di Saleman a guidare la spedizione. Erano in cinque, tre uomini da Saleman con due loro amici di Jakarta, quando arrivarono davanti all'enorme pozzo e lo videro ne furono stregati e decisero che sarebbero tornati per scenderlo. L'anno seguente tornarono con matasse enormi di scale di corda. Quando videro nuovamente l'ingresso forse provarono a lanciare un sasso per sentire che un fondo quel pozzo doveva pur averlo. I secondi passavano: sei, sette, otto.... fino al boato enorme, a cui risposero pipistrelli e salangane.  Ebbero timore e forse fu la loro fortuna. Decisero di usare le corde per misurare l'abisso, per sondare oltre la grande nuvola di nebbia che galleggiava nel pozzo. Fu cosi che dopo tanti sassi precipitati nell'abisso, una pietra scese il primo grande pozzo e tornò fuori: testimone che da quel luogo una volta scesi si poteva anche uscire. Dovranno passare 26 anni perché altri si affaccino oltre la soglia restando sospesi affascinati da un vuoto ancora senza fondo. Tornarono in forze, dai quattro angoli del mondo, giocarono e lottarono con l'acqua del Niatolun ma riuscirono a toccare un fondo, quasi la superficie di un altro pianeta. Tornarono fuori, primi testimoni di quel luogo capace di collegare il regno degli spiriti con il mondo degli uomini.  Eppure non tutte le strade erano state percorse. Fu cosi che anche noi fummo stregati dal grande pozzo di Hatu Saka. Sono passati altri venti anni, anche noi siamo stati seduti su quella soglia, ascoltando il volo dei grandi pipistrelli che si levano nella sera. Siamo scesi oltre la grande nuvola bianca, lungo la via dell'acqua e l'abbiamo esplorata. Abbiamo raggiunto un fondo e tracciato una via. Eppure sono sicuro che questo non sia il vero fondo. Hatu Saka è una via percorsa da spiriti, non un luogo da uomini, unisce mondi ed il suo fondo non può essere raggiunto: "..caverne smisurate, proibite agli uomini, fino ad un mare senza sole" Questo ho sentito tra le grida delle salangane, questo mi ha detto il Niatolun prima di precipitare in altri mondi. 

domenica 15 gennaio 2017

Il tesoro dell'Hatoa Patole


Nell'isola di Seram, fantasmi e spiriti popolano montagne e foreste; abitano tanto la notte quanto le grotte  e amano mostrarsi sotto forma di animali. Nelle foreste di Seram le forme sono mutevoli e mai date una volta per tutte. Uomini, animali, fiumi e grotte si scambiano sembianze e forme, mentre ricchezze e tesori nascosti appaiono a chi percorre i giusti sentieri. Alcuni anni fa navigammo lungo la costa di Seram, fino ad approdare nel villaggio di Kasieh, in vista del Grande Dromedario, un  grande cono di roccia presagio di grotte e future avventure. Vicino stava il piccolo pinnacolo dell'Hatoe Patola dove visitammo una manciata di piccole grotte portati da una banda di bambini urlanti, una manciata di piccole grotte ricolme di Storie... 



La grotta dell'Hatoe Patola vicino al villaggio di Kasieh_Seram_Wele Telu Batai_Indonesia_1920 circa















Un tempo una  giovane coppia di sposi  viveva  in un villaggio, lungo la costa settentrionale dell'isola di Seram. Un giorno di buon mattino entrambe uscirono per raccogliere tuberi e banane mature. Mentre percorrevano un sentiero si divisero: il marito andò a controllare delle trappole nella foresta, mentre la moglie continuò raccogliere tuberi. Verso mezzogiorno nonostante splendesse il sole, cominciò a piovere; di li a breve il marito tornò e disse: "Vieni, andiamo subito a casa perchè ho paura che potrebbe piovere molto e questa pioggia ci potrebbe portare sfortuna." L'uomo sembrava strano, camminava rapidamente e a tratti parlava da solo: "Qui ho camminato ieri perchè si vedono ancora le tracce fresche e dove ho spezzato alcuni rami..." La donna era sorpresa perché l'uomo aveva preso uno strano sentiero, e ora aveva notato con sorpresa che erano finiti su una pista di cinghiali selvatici. Sul terreno fangoso si vedevano molte impronte ed i cespugli su entrambe i lati erano stati strappati dalle zanne degli animali. Il suo cuore comincio a battere più rapidamente, fu presa da paura e comincio a pensare: "Questo non è mio marito! Forse è un fantasma! Che devo fare, cosa devo fare?" Un poco più avanti, passarono accanto ad una pozza fangosa: "Qui è dove faccio normalmente il bagno!" disse l'uomo. Finalmente arrivarono davanti ad una grande roccia, l'Hatoe Patola e l'uomo entro in una grotta attraverso un foro nella roccia; anche lei lo segui strisciando nella grotta. Allora si rese conto che l'uomo non era veramente suo marito ma un cinghiale selvatico che ne aveva preso le sembianze. Cercando di frenare il suo pianto e tremore lo prego di lasciarla andare, al che il cinghiale rispose: "Non avere paura donna, io non ti faro del male. Io sono già vecchio e sento che la mia fine è vicina, voglio farti erede di tutti i miei beni che nascondo in questa grotta. Tutti questi piatti, tazze, ciotole, gong e gioielli saranno tuoi. Ma prima tu dovrai restare con me fino alla mia morte". La donna si rassegno quindi al suo destino e pensando a tutta quella ricchezza rimase due settimane con il cinghiale: si prese cura del suo cibo e della sua tana. Ogni volta che usciva lui le diceva: "Guarda bene il sole attraverso questo buco, quando questo e all'altezza di quel ramo d'albero laggiù, vuol dire che presto sarò qui di nuovo. Se il sole è basso e io non sono ancora a casa, allora probabilmente io sarò morto. In questo caso prendi tutti i miei beni e torna indietro su questa strada fino alla tua casa." Un giorno il cinghiale senti che le sue ultime ore erano vicine. Mostrò allora alla donna ancora una volta i suoi oggetti preziosi, le mostrò esattamente come seguire la via del ritorno e si allontanò. Non aveva lasciato la tana da molto quando incontrò il vero marito della donna che era nella foresta a caccia. Cerco di fuggire, ma era vecchio e ben presto i cani lo accerchiarono e lo misero in trappola, cosi che l'uomo riuscì a colpirlo a morte con la sua lancia. Tuttavia riuscì a trovare un luogo dove nascondersi facendo perdere le sue tracce al cacciatore e li aspettò la morte. La donna, che aspettava nella grotta, si rese conto che il sole stava calando ed il cinghiale non era ancora arrivato. Il sole scese sotto i rami degli alberi e allora lei capì che il cinghiale aveva trovato la morte. Allora riempì un bamboo di piatti preziosi, si ornò con numerosi gioielli di rame e argento e si avviò lungo il sentiero. Prima di notte arrivò al suo villaggio. Gli anelli tintinnavano alle caviglie ad ogni suo passo. Il padre senti il rumore e disse alla moglie: "Chi è che viene? Sembrano i passi di nostra figlia, ma non è possibile perchè lei è morta. Può essere uno spirito malvagio?"
Quando la donna raggiunse la porta della sua casa, chiamò il padre per nome, ma questo spaventato rispose con rabbia: "Chi è cosi malvagio da imitare la voce di mia figlia morta?" Poi chiamò la madre, questa non poteva credere che fosse la voce di sua figlia e anche lei ebbe paura che si trattasse di uno spirito ed esclamò: "Perchè giocare con il dolore di una madre e imitare la voce di mia figlia morta?" Poi il marito disse: "La luce, in fretta" grido "Devo vedere!" e quando vide che si trattava della figlia scoppio a piangere e ridere. Tutti si abbracciarono e gioirono. Grazie a tutte le cose preziose, un tempo nuovo e senza preoccupazioni era iniziato per tutti. Il giorno dopo tornarono tutti alla grotta di Hatoe Patola a raccogliere altri oggetti e porcellane preziose che donarono a tutti i membri della loro famiglia.

De Vries 1927


venerdì 13 gennaio 2017

Hanoea river

La valle del fiume Hanoea è un luogo magico. Il suo fiume arrotolato tra le montagne del Towile, sulla costa settentrionale dell'isola di Seram non sa decidersi se scorrere sopra o sotto la terra. Hanoea figlia di Sapalewa e Makina come sua madre percorre cosi le montagne entrando e uscendo dalla roccia e scavando la sua via fino al mare. Gli Alune che abitano questa parte di Wele Telu Batai, la conoscono dalla notte dei tempi. Il colonnello Sachse dal secolo scorso, noi solamente dal 2015 quando risalimmo nella sua grande forra e decidemmo che dovevamo tornare per illuminare quel fiume senza stelle. E siccome ogni promessa va onorata, lo scorso agosto eravamo ancora sulle spiagge di Seram. Con i piedi a mollo nell'Hanoea, prima sotto una volta fatta di alberi e bamboo e poi sotto un cielo di pietra: fino ad uscire sull'altro lato della montagna, sotto un cielo di stelle, tra cervi e volpi volanti. Sosta e frontiera, sempre più in alto risalendo una fiume che vive avvolto tra miti, foresta ed enormi vuoti. Forse un giorno torneremo per raggiungere le sue misteriose sorgenti. 

Andrea Benassi, Marc Faverjon, Thomas Pasquini, Paolo Turrini, Ivan Vicenzi, Katia Zampatti