La Spedizione scientifica “Vatnajökull 2026 Fire under Ice”, realizzata in Islanda nel mese di luglio sotto il coordinamento del Consorzio Speleologi Ipogenici (CSI), aveva come obiettivo l’esplorazione e la documentazione di cavità glaciovulcaniche ovvero generate dall’interazione tra attività vulcanica di tipo idrotermale e criosfera. Si tratta di una tipologia di cavità molto particolare e chiaramente legate a contesti ambientali rari. In questa prospettiva l’Islanda con decine di sistemi vulcanici attivi e i suoi immensi ghiacciai è decisamente un luogo di ricerca privilegiato. Dopo la spedizione realizzata nel 2025, due sono state le zone scelte per continuare le ricerche: l’area della caldera settentrionale del Kverkfjöll sul ghiacciaio del Vatnajökull e il distretto vulcanico della caldera del Torfa, nella parte meridionale dell’isola. I processi che coinvolgono formazione ed evoluzione delle cavità glaciovulcaniche sono particolarmente complessi e ancora poco chiari. Rispetto alle normali cavità glaciali, l’attività geotermica aggiunge ulteriore complessità ad un processo già estremamente dinamico. Su una parte del Kverkfjöll si sta assistendo in questi anni ad una accelerazione non lineare dei processi di fusione. Attualmente non è chiaro se questo sia spiegabile solo in relazione alla diminuzione dello spessore del ghiaccio e della conseguente pressione o anche ad un reale aumento dell’attività idrotermale, nonché quali relazioni possano legare in parte questi due processi. In questa prospettiva e grazie alla collaborazione stretta con un altro gruppo di ricerca speleologico internazionale, per cercare di comprendere i cambiamenti in corso sul Kverkfjöll abbiamo deciso di posizionare strumenti e fotocamere per realizzare un monitoraggio di alcune delle cavità esplorate nel 2025 Tra due mesi, In settembre, una spedizione composta da speleologi e ricercatori canadesi e statunitensi (NSS) attivi da molti anni proprio in cavità glaciovulcaniche sul Cascade Range (USA), si recherà infatti nel medesimo sito sul Kverkfjöll per raccogliere i dati del monitoraggio, ottenendo così una base di dati nonché fotogrammetrie e altro da comparare con quelle da noi realizzate a luglio. La complessità interdisciplinare delle competenze scientifiche e tecniche necessarie per studiare le cavità glaciovulcaniche, nonché il numero esiguo di speleologi che vi si dedicano, rendono infatti la collaborazione e lo scambio di esperienze a livello internazionale la strada migliore da intraprendere. Sempre nel segno di una esplorazione scientifica multidisciplinare, abbiamo realizzato campionamenti microbiologici in numerosi siti. Dal punto di vista ecologico si tratta di ambienti definiti DOVE (Dark Oligotrophic Volcanic Environments), e nello specifico di quelli campionati caratterizzati da atmosfere tossiche, con alte concentrazioni di idrogeno solforato, anidride carbonica e metano, nonché alte temperature legate ai vapori fumarolici. Contesti di questo genere rappresentano una frontiera nel campo della ricerca sugli organismi estremofili, nonché potenziali analoghi planetari per ricerche di esobiologia. I materiali, raccolti in accordo con il Parco naturale del Vatnajökull, saranno quindi oggetto di ricerche grazie alla collaborazione avviata con l’Università di Milano Bicocca. Dal punto di vista esplorativo, durante la spedizione sono state esplorati e documentati quasi 2.5 chilometri di nuove cavità glaciovulcaniche, tra cui spicca per importanza e bellezza il complesso di Frejya Hellir. Una struttura che si sviluppa con enormi gallerie e sale di tipo Nye channel scavate tra ghiaccio e il substrato di lava riolitica. Qui una altissima densità di emissioni fumaroliche ha creato un sistema di drenaggio stabile nel tempo, dove l’acqua è riuscita a scavare non solo i teneri depositi di ceneri e lapilli, ma anche la dura riolite creando solchi e marmitte che testimoniano l’antichità/stabilità del sistema. La riolite è infatti una roccia ricca di silicio, una roccia effusiva originata da flussi di lava acida, particolarmente dura, tra 6 e 7 nella scala Mohs, per confronto il calcare varia tra 3 e 4, quindi particolarmente difficile da erodere da parte di un flusso d'acqua. (Anche se resta molto difficile stabilire un arco temporale di genesi unicamente da questo parametro in quanto al variare dei flussi fluviali da ordinari a catastrofici, varia enormemente il potenziale abrasiva. Proprio la presenza di potenziali laghi subglaciali capaci di flussi catastrofici di tipo glof, potrebbero essere responsabili proprio di queste particolari morfologie. Altro elemento da tenere in conto è ovviamente la storia eruttiva del contesto vulcanico, che per l'area ci parla dell'ultima eruzione avventa nel 1477 che probabilmente ha fuso il corpo glaciale dove si trova la grotta.) Dal punto di vista classificatorio, questa grotta si presenta di una tipologia-genesi ibrida, caratterizzata dalla presenza sia di fumarole vapore dominanti, che fumarole contenenti gas vulcanici (principalmente CO2) ma anche dalla presenza di importanti sorgenti calde interne, di cui la più grande presente nella Sala del Graal, apporta da sola diversi litri al secondo di acqua a quasi 60° C. Una sorgente capace di scaricare la sua energia termica generando una enorme sala di oltre trenta metri di diametro per poi miscelarsi con il torrente principale. Questa grotta, che abbiamo voluto dedicare a Freyja, divinità della mitologia norrena dell’amore della bellezza e della magia, con circa 1.5 chilometri rappresenta attualmente per sviluppo, la seconda grotta glaciovulcanica documentata sul pianeta, dopo quella presente sul monte Raimer negli Stati Uniti, nonché la più lunga attualmente oggi esistente di questo tipo in Islanda. La famosa Riviera superiore, esplorata in Islanda negli anni ‘80 dagli speleologi svizzeri e ancora in parte esistente fino ai primi anni del nuovo millennio con uno sviluppo di circa 2 chilometri, appare infatti purtroppo oggi in parte scomparsa e in parte non più accessibile a causa della fusione del ghiacciaio dove si sviluppava. A prescindere dai numeri, le grotte glaciovulcaniche sono mondi vivi: bellissimi e surreali. Mondi dove gli estremi si incontrano. Luoghi dove ci si muove tra grandi sorgenti di acque bollenti o pozze simili a geyser sotto enormi cupole di ghiaccio alte oltre trenta metri come nella Sala del Graal, o in enormi pozzi di ghiaccio come sul fondo del calderone di Encelado. Luoghi dove ci si trova immersi in nuvole di bianchi e innocui vapori capaci di cancellare ogni forma oppure dove all’improvviso si scopre, grazie agli strumenti, di essere finiti in una invisibile bolla di anidride carbonica capace di uccidere. Ambienti caldi e fumosi come un bagno turco eppure scavati nel ghiaccio, sale enormi e maestose eppure fragili e pericolose come castelli di carte: luoghi capaci di entusiasmare e confondere i sensi e le menti degli esploratori. Quelli passati tra i ghiacciai dell’Islanda sono stati giorni densi ed entusiasmanti, sia dal punto di vista umano che scientifico. Giorni in cui tra dubbi e paure ci siamo tutti confrontati con qualcosa di nuovo e diverso, studiando e mettendo a punto tecniche, materiali, protocolli di sicurezza, spunti esplorativi e ipotesi. Anche se le domande restano sempre superiori alle certezze, sentiamo di aver fatto molti passi avanti nel percorrere e capire questi luoghi: dove cercarli, come esplorarli e dove fermarsi. Le prossime settimane e mesi ci vedranno impegnati nell’elaborazione di dati, foto, rilievi e analisi per pubblicazioni e presentazioni, ma abbiamo già la certezza che questa avventura avrà un seguito.
Alla spedizione Vatnajökull 2026, hanno partecipato 13 speleologi: Andrea Benassi, Tommaso Biondi, Lorenzo Bordin, Marco Ettrapini, Mattia Gerbaudo (Jerba), Cristian Monticone (Lazzaro), Lorenzo Scialò, Paolo Testa, Maria F. Trombini, Paolo Turrini, Carlo Urbanet, Ivan Vicenzi, Katia Zampatti.
La spedizione si è avvalsa del patrocinio di: Società Speleologica Italiana ETS; CAI Nazionale; Società Geografica Italiana; Università degli Studi di Milano Bicocca; Gruppo Speleologico Sacile; Federazione Speleologica Regionale Friuli Venezia Giulia; Federazione Umbra Gruppi Speleologici; Associazione Gruppi Speleologici Piemontesi; Federazione Speleologica del Lazio; Ipogenica APS; Gruppo Grotte Brescia “Corrado Allegretti”.